TRACCE DI UN PASSATO FUTURO

15.08.2026

Questa foto risale al mese di gennaio del 2025.

Con Andrea e Giulio, ci siamo imbarcati in una "mission (quasi) impossible": risvegliare il ricordo di una storia millenaria che si sta trasformando in una "leggenda". Una leggenda che narra la storia del Monte San Francesco in Pertica, dirimpettaio del Sacro Monte di Varese. Due destini incrociati ma di differente evoluzione: il secondo, diventato Patrimonio UNESCO nel 2003 e il primo, cancellato dai secoli e da motivazioni impalpabili che non ne consentono il ripristino.

La damnatio memoriae è una locuzione latina che significa: "condanna della memoria". Nell'antica Roma, consisteva nella cancellazione totale del ricordo di una persona — come traditori o imperatori odiati — distruggendo statue, monete e iscrizioni per fingere che non fosse mai esistita. 

Come veniva applicata:

  • Distruzione fisica: si rompevano statue, busti e monumenti dedicati al condannato.

  • Cancellazione dei nomi: il nome veniva rimosso da iscrizioni pubbliche, leggi e documenti ufficiali.

  • Monete e dipinti: le monete con il volto del colpevole venivano fuse o modificate, e i ritratti dipinti venivano cancellati o alterati. 

Chi subiva questa pena:

  • Imperatori romani: Nerone, Domiziano e Commodo furono tra i sovrani la cui memoria fu avversata o condannata dal Senato.
  • Nemici dello Stato: traditori o persone considerate nemiche del popolo romano e del potere politico.
  • Casi storici simili: pratiche simili di cancellazione si sono viste anche in Egitto con il faraone Akhenaton.


E il Monte San Francesco?

Anche in questo caso, sembra che la condanna nei secoli nonriesca a trovare soluzione e assoluzione. Era il Il 19 agosto 1574 quando Carlo Borromeo vi condusse una prima ricognizione, in occasione della quale venne registrato lo stato critico del conventino, ormai abbandonato dai frati e custodito da un solo eremita a protezione di una statua lignea della Madonna (attualmente conservata presso la Chiesa di San Cassiano a Velate - VA). Nonostante (nell'ottobre dello stesso ano) l'Arcivescovo ne chiese una "messa in regola", i lavori di restauro non furono mai eseguiti e il monte subì la sua condanna definitiva.

Nell'ottocentenario dalla morte di Francesco di Assisi, uno dei suoi luoghi più emblematici resta tuttora avvolto da misteri e silenzi, nei suoi secoli di storia nascosta sotto strati di natura che il tempo ha reso quasi selvaggia. Eppure, quelle poche tracce archeologiche che ancora sopravvivono, invitano ad un ascolto profondo: quello delle anime che accolgono il richiamo del monte e ne diventano testimoni di speranza futura.


Paola Elena Ferri

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