La rivoluzione silenziosa del "Cantico delle Formiche" con Max Laudadio

03.09.2026

Certe serate non sono semplici incontri, ma veri e propri punti di svolta in cui le parole ti si cuciono addosso, spingendoti a guardare il mondo da un'altra prospettiva. È quello che è successo stasera a "Materia", a Castronno (VA), dove l'energia travolgente di Max Laudadio ha riempito la sala in un racconto a ruota libera, magistralmente guidato dalle domande di Stefania Radman. Al centro di tutto c'è una svolta quasi indirizzata da una serie di coincidenze troppo precise per essere casuali. Un percorso che ha portato Laudadio a riscoprire il contatto con la terra, con la natura e con una dimensione di vicinanza sociale autentica, lontana dai riflettori patinati, infinitamente più viva.

Tra le tappe di questo viaggio interiore, un momento in particolare ha ridisegnato la sua rotta: l'incontro quasi fortuito con il Cantico delle Creature di San Francesco nella sua stesura originale. Un testo antico che non è rimasto polveroso e distante, ma che si è trasformato in una sfida viva e contemporanea. E nel tempo nasce Il Cantico delle Formiche.

Il senso di questo progetto racchiude una delle lezioni più potenti della serata: una sola formica, da sola, non fa nulla. È fragile, insignificante di fronte alla vastità del mondo. Ma tante formiche insieme, unite e coordinate, possono muovere montagne e costruire opere straordinarie. Il messaggio è chiaro e tagliente: se impariamo a collaborare e a fare rete, il cambiamento nel mondo non è un'utopia, ma una conseguenza inevitabile.

Per fare questo, però, serve una rivoluzione culturale che parte prima di tutto da noi stessi. Durante l'incontro, Laudadio ha smontato uno dei luoghi comuni più diffusi: l'umiltà non è sinonimo di timidezza, di insicurezza o di sottomissione.

L'umiltà è, al contrario, una profonda consapevolezza di sé. È quella forza interiore talmente solida da permetterci di fare un passo indietro, di metterci al servizio degli altri, di mettere da parte l'ego individuale per fonderci in un "noi" collettivo e potente. Solo quando rinunciamo alla gabbia del nostro piccolo ego smisurato possiamo finalmente sperimentare la vera felicità.

La serata a Castronno si è chiusa così, lasciando in ciascuno dei presenti la sensazione che la rivoluzione non abbia bisogno di grandi palcoscenici, ma di piccoli passi, di comunità che si stringono e di persone disposte a farsi formiche per cambiare, un granello alla volta, il mondo.


A cura di Paola Elena Ferri

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